Che la musica riesca ad esprimere e a sublimare l'animo umano è ormai dato certo e fuor di dubbio, ma in alcuni casi essa rappresenta la sola chiave di manifestazione interiore ed emotiva cui l'individuo ricorre ed in cui si libera profondamente. E' il caso di Bruckner, musicista tedesco, vissuto dal 1824 al 1896, personalità contradditoria ed interessante. Il grande paradosso consiste proprio nella profonda discrepanza tra il suo aspetto, il suo semplice vivere e pensare, il suo provinciale senso delle piccole cose e l'imponenza sbaloriditiva delle sue sinfonie, dilatate nelle dimensioni, nell'organico, nella durata, poemi incandescenti innalzati alla gloria di Dio dalle mani di un uomo mite e solitario.
"Sgraziato nell'incedere ondeggiante come nell'abbigliamento (per i pantaloni troppo larghi e lunghi, grosse scarpe, gli abbondanti e colorati fazzoletti che sempre gli sporgono dalle tasche), paesano nell'aspetto (la testa da "imperatore romano", secondo il discepolo Kienzl, dotata d'un naso imperioso, di fronte volitiva, di occhi azzurri e un pò spersi e infossati, di bocca stretta, amara e come sdegnosa: testa posata su un collo taurino, ben libero su colletti larghissimi non contenuti dal voluminoso nodo della cravatta) e pressochè contadino per i modi bruschi e talvolta grossolani, questo artista pieno di fantasticherie, ma pressochè incolto quanto a letture, quest'uomo introverso che non sa vedere e accettare la realtà del mondo, si trasforma totalmente e si sublima quando compone." (Sergio Martinotti, Bruckner).
E infatti mai si immaginerebbe un tale ritratto dietro all'ascolto dei capolavori sinfonici e sacri che il musicista ci ha lasciato. Pagine poderose, di forza sorprendente, che non solo hanno il merito storico di collegare certi aspetti di Wagner alla successiva opera sinfonica mahleriana, ma che rappresentano un imprescindibile punto di riferimento del mondo sinfonico austro-tedesco di fine ottocento. I movimenti delle sinfonie di Bruckner tendono al grandioso, all'imponente, coniugando temi di forza e piglio quasi guerriero, militaresco, a momenti soavissimi e lirici, profondamente imbevuti del suo credo spirituale, che anima e muove ogni sua nota. Canti di lode al divino, alla vita e alla natura, le opere di Anton Bruckner testimoniano che davvero la musica arriva laddove la parola si ferma, il gesto non coglie e... l'apparenza inganna.
Ascoltare per credere.
lunedì 9 febbraio 2009
Anton Bruckner, ovvero...l'apparenza inganna.
Che la musica riesca ad esprimere e a sublimare l'animo umano è ormai dato certo e fuor di dubbio, ma in alcuni casi essa rappresenta la sola chiave di manifestazione interiore ed emotiva cui l'individuo ricorre ed in cui si libera profondamente. E' il caso di Bruckner, musicista tedesco, vissuto dal 1824 al 1896, personalità contradditoria ed interessante. Il grande paradosso consiste proprio nella profonda discrepanza tra il suo aspetto, il suo semplice vivere e pensare, il suo provinciale senso delle piccole cose e l'imponenza sbaloriditiva delle sue sinfonie, dilatate nelle dimensioni, nell'organico, nella durata, poemi incandescenti innalzati alla gloria di Dio dalle mani di un uomo mite e solitario.
"Sgraziato nell'incedere ondeggiante come nell'abbigliamento (per i pantaloni troppo larghi e lunghi, grosse scarpe, gli abbondanti e colorati fazzoletti che sempre gli sporgono dalle tasche), paesano nell'aspetto (la testa da "imperatore romano", secondo il discepolo Kienzl, dotata d'un naso imperioso, di fronte volitiva, di occhi azzurri e un pò spersi e infossati, di bocca stretta, amara e come sdegnosa: testa posata su un collo taurino, ben libero su colletti larghissimi non contenuti dal voluminoso nodo della cravatta) e pressochè contadino per i modi bruschi e talvolta grossolani, questo artista pieno di fantasticherie, ma pressochè incolto quanto a letture, quest'uomo introverso che non sa vedere e accettare la realtà del mondo, si trasforma totalmente e si sublima quando compone." (Sergio Martinotti, Bruckner).
E infatti mai si immaginerebbe un tale ritratto dietro all'ascolto dei capolavori sinfonici e sacri che il musicista ci ha lasciato. Pagine poderose, di forza sorprendente, che non solo hanno il merito storico di collegare certi aspetti di Wagner alla successiva opera sinfonica mahleriana, ma che rappresentano un imprescindibile punto di riferimento del mondo sinfonico austro-tedesco di fine ottocento. I movimenti delle sinfonie di Bruckner tendono al grandioso, all'imponente, coniugando temi di forza e piglio quasi guerriero, militaresco, a momenti soavissimi e lirici, profondamente imbevuti del suo credo spirituale, che anima e muove ogni sua nota. Canti di lode al divino, alla vita e alla natura, le opere di Anton Bruckner testimoniano che davvero la musica arriva laddove la parola si ferma, il gesto non coglie e... l'apparenza inganna.
Ascoltare per credere.