lunedì 26 gennaio 2009

Colori per Tchaikovsky

(Michail Vrubel', Lilacs 1900) Soprendenti, affascinanti, perfino inaspettate le relazioni e le corrispondenze che a volte vengono a crearsi tra le diverse arti. Osservando l'opera pittorica di Michail Vrubel', pittore (1856-1911) che segna il passaggio dal realismo al simbolismo in Russia, si sono sovrapposte alle immagini artistiche le note, gli andamenti, le atmosfere musicali tipiche di quella sensibilità tutta particolare e tormentata propria di Tchaikovsky, simbolo delle vena nostalgica prettamente russa unita ad un modo di intendere la musica cosmopolita e filo-occidentale. Entrambi gli artisti hanno costruito la propria formazione senza prescindere dalle esperienze mitteleuropee; entrambi hanno vissuto momenti di tragedia e dramma profondo (Tchaikovsky, come si sa, non riuscì e non potè mai trovare un equilibrio con la propria omosessualità, arrivando sull'orlo del suicidio più volte, e Vrubel' perse l'unico figlio, impazzì e divenne cieco); entrambi hanno espresso nelle proprie opere il disagio nei confronti della realtà ed il personale soccombere ad un destino crudele e avverso. E allora ecco nei soggetti di Vrubel' personaggi mitologici, esoterici, surreali che si colorano di tinte oniriche, in particolare il celebre viola di Vrubel' che tanto affascinò Picasso, ed il colore assume un aspetto quasi materico, spezzettando la composizione in cristalli,in squame cromatiche, che conferiscono volume e rigidità allo stesso tempo e preannunciano un cubismo ante-litteram davvero insospettabile. Parimenti, nelle opere di Tchaikovsky, le sonorità, la scelta timbrica, le idee melodiche sembrano volersi sollevare da terra, lasciare questo mondo nemico e ingiusto per librarsi in atmosfere delicatissime e liriche, ma, amaramente, ogni tentativo si risolve in una caduta, in un fallimento, fino all'immancabile crollo finale, un lento spegnersi di chi ha perduto ogni forza e velleità di combattere. E' la Patetica, la sesta Sinfonia di Tchaikovsky, testamento spirituale lasciatoci dal musicista, morto poche settimane dopo averla diretta, a riassumere in sè tutti gli elementi della tormentata poetica del compositore, l'ultima sconfitta di un uomo debole e provato dalla vita che sa raggiungere vertici di emotività e afflato lirico non comuni e trascinanti, che ancora oggi commuovono ogni pubblico. Abbinare questo ascolto ai quadri di Vrubel' può costituire un esperienza singolare di sincretismo artistico, di identità di vedute e di medesime finalità poetiche, paradossalmente inconsapevoli l'una dell'altra.