sabato 5 marzo 2011

Giovedi 10 marzo 2011 si terrà l'ultimo incontro dedicato alle ''Città della musica''. Protagonista sarà Roma. L'appuntamento è alla Libreria BIBLI, storico spazio culturale nel cuore di Trastevere, alle ore 18.00. La pianista Gaia Vazzoler, musicologa dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, condurrà il pubblico in un viaggio artistico e suggestivo attraverso l'esecuzione di brani, letture e poesie. Sabato 12 marzo 2011 Passeggiata musicale nella Roma Barocca in compagnia della storica dell'arte. La passeggiata avrà la durata di circa 2 ore e mezza. Punto di partenza e ritrovo: Chiesa di San Marcello al Corso (via del Corso 79) Palazzo Doria Pamphili Chiesa di Santa Maria sopra Minerva Chiesa di S. Ivo alla Sapienza Chiesa di San Luigi dei Francesi Chiesa di S. Agostino Piazza Navona – Sant’Agnese in Agone Santa Maria della Pace Piazza della Chiesa Nuova (Oratorio di San Filippo Neri) Via Giulia (Oratorio del Gonfalone). Per informazioni 063220657/9 o via email info@noteinviaggio.it

mercoledì 15 aprile 2009

Per amore dell'arte...

Nel 1902, Mahler sposò Alma Schindler, di diciannove anni più giovane di lui, figlia di un noto pittore e anche lei musicista (fu allieva di Zemlinsky, ma il marito le impose di abbandonare la musica); donna affascinante, considerata al tempo tra le più belle di tutta Vienna, dal forte carattere, intellettuale e colta, portò nella vita del compositore brio, vitalità e due figlie che il padre adorò sempre teneramente (ne perse una nel 1907). Facendo seguito ad un'ampia serie di tradimenti, che indussero Mahler ad avere un lungo colloquio di ben quattro ore con Sigmund Freud, rimasta vedova, Alma si risposò prima con l'architetto Gropius, poi con lo scrittore Werfel, ma ebbe "sodalizi" anche con il pittore Kokoschka e con altri artisti. Scrisse nel 1939 un libro di ricordi sulla sua vita con Mahler, che contiene al suo interno anche diverse interessanti lettere.

mercoledì 1 aprile 2009

Il MUSA, tesoro dell'Accademia

Aperto al pubblico il 17 febbraio 2008, il MUSA, Museo degli Strumenti Musicali dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, rappresenta il cuore, lo scrigno prezioso di tutto il grandioso progetto architettonico del Parco della Musica di Renzo Piano. Composto da un'affascinante e suggestiva galleria espositiva, un laboratorio di liuteria e lo spazio forum, il Museo accompagna il visitatore nella conoscenza dei pezzi più preziosi e significativi della collezione, disposti in gruppi dalle forme e dalle caratteristiche costruttive simili. Fiore all'occhiello della raccolta è il "Toscano", splendido violino costruito da Stradivari nel 1690, oltre alla viola di David Tecchler del 1743. Istituito nel 1895 dall'allora Regia Accademia di Santa Cecilia, si è arricchito negli anni di numerosi e rari esemplari, arrivando oggi a costituire un'importante rappresentazione multiculturale della musica sia colta che popolare. Inoltre, il MUSA è uno spazio vivo, con i liutai all'opera nel loro laboratorio alla fine della galleria espositiva, con gli incontri e le lezioni-concerto regolarmente tenute nello spazio forum, con le mostre che vengono periodicamente realizzate al suo interno e con una serie di attività per bambini e ragazzi, oltre che visite guidate per tutti, che rendono il Museo occasione di approfondimento non solo degli strumenti musicali in quanto preziosi oggetti, ma soprattutto simboli di arte, vita e cultura nel senso più completo del termine. Aperto tutti i giorni, tranne il mercoledì, dalle ore 11.00 alle 18.00. Ingresso gratuito. MUSA . Museo degli Strumenti Musicali Auditorium Parco della Musica Largo Luciano Berio 3 00196 Roma tel. 06 80242.382 - 332 museo@santacecilia.it

lunedì 9 marzo 2009

Il nostro laboratorio

Noteinviaggio sta organizzando, a partire dal mese di Aprile, un ciclo di seminari di ascolto musicale per rendere l’arte dei suoni motivo di benessere interiore, nello splendido scenario della Sabina e dell’Abbazia di Farfa. L’iniziativa si propone di coniugare il tradizionale momento di relax e benessere che accompagna i soggiorni “agrituristici” alla dimensione fortemente emotiva dell’esperienza musicale, vissuta come momento d’ascolto, ma anche di scoperta del potente effetto che la musica ha sulle nostre percezioni. Il potere rilassante, distensivo, ma anche energetico e stimolante dei suoni è ormai universalmente noto e riconosciuto, nonché impiegato per scopi terapeutici e medici. Ogni seminario approfondirà un particolare periodo della storia della musica, a partire dal barocco fino al tardo Ottocento, focalizzando non solo gli aspetti musicologici (con brevi contestualizzazioni storiche, guide all’ascolto ed esempi dal vivo al pianoforte), ma anche le potenzialità emozionali che le composizioni esaminate sprigionano sul nostro campo percettivo, interagendo con lo stato emotivo del singolo individuo. Gli incontri, tenuti dalla dott.ssa Gaia Vazzoler, Musicologa dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, si svolgeranno il sabato e la domenica presso la tenuta “Il mercato vecchio di Farfa”, antico casale completamente ristrutturato, in un salone con pianoforte a coda, con vista panoramica sulla vallata e la suggestiva Abbazia. Una piacevole occasione per scoprire, o riscoprire, che “la musica ha potere”, agisce sul nostro benessere e migliora la nostra vita.

giovedì 5 marzo 2009

"La Musique de Paris": diario di viaggio

Riccardo Muti è sempre una garanzia di qualità e grande spettacolo. Giovedì 26febbraio il Teatro degli Champs Elisées di Parigi era gremito di un pubblico ansioso di assistere all'esecuzione della Sinfonia Fantastica di Berlioz seguita da Lélio, ou le retour a la vie, monodramma dello stesso autore per voce recitante e orchestra, interpretato da Gerard Depardieu, grande amico del Maestro. Il primo tempo è stato grandioso, trascinante, assolutamente all'altezza delle aspettative; il Lélio si è rivelato di maggior interesse musicologico (è pochissimo eseguito e raramente in questa collocazione, subito dopo la Fantastica, come prescritto da Berlioz stesso)piuttosto che interpretativo, anche se l'orchestra, il suo direttore e i solisti sono stati eccellenti. Proprio Depardieu, che ci si aspettava pirotecnico ed istrionico in questo ruolo, in realtà è rimasto un pò sottotono, quasi lettore, più che attore, sebbene non siano mancati momenti ispirati e convincenti. Sabato sera, invece, all'Opéra Bastille, è andato in scena il Werther di Massenet, diretto da Kent Nagano, che, a causa dell'improvviso forfait del tenore del momento, Rolando Villazon, è stato interpretato da Ludovic Tézier, baritono che in circostanze normali avrebbe eseguito la parte di Albert anzichè del protagonista. Il cantante ha messo tutto il suo impegno e coraggio per affrontare la prova e si può dire che ne sia uscito a testa alta, dato che le mancanze di potenza e di acuti sono dovute alla naturale estensione del suo registro vocale; buona anche l'interpretazione scenica, solo un pò forzata all'estremo momento finale. Straordinarie le protagoniste femminili: Susan Graham (Charlotte) e Adriana Kucerova (Sophie), che hanno regalato momenti di vera poesia e intensità. Il viaggio ha dato modo inoltre di visitare luoghi di assoluto interesse musicale, rare occasioni per scoprire aspetti meno noti dell'universo dell'arte dei suoni: la casa di Debussy e quella di Ravel nell'Ile de France (soprattutto la seconda, piccolo capolavoro che contiene ancora al suo interno tutti i preziosissimi arredi decorati ed il pianoforte Erard originale del compositore), la spettacolare Opéra Garnier, edificio sfarzoso e ricco di significati simbolici, oltre che la visita al Museo dell'Orangérie, che accanto alla celebre serie delle Ninfee di Monet (davvero emozionanti), presenta al pubblico una ricchissima collezione privata di capolavori da Renoir a Cezanne, da Matisse a Picasso, incantando il visitatore. Un viaggio che ha fatto sognare, respirando arte e musica in ogni dove, circondati dal fascino della Ville Lumière, ammiccante e incantatrice.

lunedì 9 febbraio 2009

Anton Bruckner, ovvero...l'apparenza inganna.

Che la musica riesca ad esprimere e a sublimare l'animo umano è ormai dato certo e fuor di dubbio, ma in alcuni casi essa rappresenta la sola chiave di manifestazione interiore ed emotiva cui l'individuo ricorre ed in cui si libera profondamente. E' il caso di Bruckner, musicista tedesco, vissuto dal 1824 al 1896, personalità contradditoria ed interessante. Il grande paradosso consiste proprio nella profonda discrepanza tra il suo aspetto, il suo semplice vivere e pensare, il suo provinciale senso delle piccole cose e l'imponenza sbaloriditiva delle sue sinfonie, dilatate nelle dimensioni, nell'organico, nella durata, poemi incandescenti innalzati alla gloria di Dio dalle mani di un uomo mite e solitario. "Sgraziato nell'incedere ondeggiante come nell'abbigliamento (per i pantaloni troppo larghi e lunghi, grosse scarpe, gli abbondanti e colorati fazzoletti che sempre gli sporgono dalle tasche), paesano nell'aspetto (la testa da "imperatore romano", secondo il discepolo Kienzl, dotata d'un naso imperioso, di fronte volitiva, di occhi azzurri e un pò spersi e infossati, di bocca stretta, amara e come sdegnosa: testa posata su un collo taurino, ben libero su colletti larghissimi non contenuti dal voluminoso nodo della cravatta) e pressochè contadino per i modi bruschi e talvolta grossolani, questo artista pieno di fantasticherie, ma pressochè incolto quanto a letture, quest'uomo introverso che non sa vedere e accettare la realtà del mondo, si trasforma totalmente e si sublima quando compone." (Sergio Martinotti, Bruckner). E infatti mai si immaginerebbe un tale ritratto dietro all'ascolto dei capolavori sinfonici e sacri che il musicista ci ha lasciato. Pagine poderose, di forza sorprendente, che non solo hanno il merito storico di collegare certi aspetti di Wagner alla successiva opera sinfonica mahleriana, ma che rappresentano un imprescindibile punto di riferimento del mondo sinfonico austro-tedesco di fine ottocento. I movimenti delle sinfonie di Bruckner tendono al grandioso, all'imponente, coniugando temi di forza e piglio quasi guerriero, militaresco, a momenti soavissimi e lirici, profondamente imbevuti del suo credo spirituale, che anima e muove ogni sua nota. Canti di lode al divino, alla vita e alla natura, le opere di Anton Bruckner testimoniano che davvero la musica arriva laddove la parola si ferma, il gesto non coglie e... l'apparenza inganna. Ascoltare per credere.

lunedì 26 gennaio 2009

Colori per Tchaikovsky

(Michail Vrubel', Lilacs 1900) Soprendenti, affascinanti, perfino inaspettate le relazioni e le corrispondenze che a volte vengono a crearsi tra le diverse arti. Osservando l'opera pittorica di Michail Vrubel', pittore (1856-1911) che segna il passaggio dal realismo al simbolismo in Russia, si sono sovrapposte alle immagini artistiche le note, gli andamenti, le atmosfere musicali tipiche di quella sensibilità tutta particolare e tormentata propria di Tchaikovsky, simbolo delle vena nostalgica prettamente russa unita ad un modo di intendere la musica cosmopolita e filo-occidentale. Entrambi gli artisti hanno costruito la propria formazione senza prescindere dalle esperienze mitteleuropee; entrambi hanno vissuto momenti di tragedia e dramma profondo (Tchaikovsky, come si sa, non riuscì e non potè mai trovare un equilibrio con la propria omosessualità, arrivando sull'orlo del suicidio più volte, e Vrubel' perse l'unico figlio, impazzì e divenne cieco); entrambi hanno espresso nelle proprie opere il disagio nei confronti della realtà ed il personale soccombere ad un destino crudele e avverso. E allora ecco nei soggetti di Vrubel' personaggi mitologici, esoterici, surreali che si colorano di tinte oniriche, in particolare il celebre viola di Vrubel' che tanto affascinò Picasso, ed il colore assume un aspetto quasi materico, spezzettando la composizione in cristalli,in squame cromatiche, che conferiscono volume e rigidità allo stesso tempo e preannunciano un cubismo ante-litteram davvero insospettabile. Parimenti, nelle opere di Tchaikovsky, le sonorità, la scelta timbrica, le idee melodiche sembrano volersi sollevare da terra, lasciare questo mondo nemico e ingiusto per librarsi in atmosfere delicatissime e liriche, ma, amaramente, ogni tentativo si risolve in una caduta, in un fallimento, fino all'immancabile crollo finale, un lento spegnersi di chi ha perduto ogni forza e velleità di combattere. E' la Patetica, la sesta Sinfonia di Tchaikovsky, testamento spirituale lasciatoci dal musicista, morto poche settimane dopo averla diretta, a riassumere in sè tutti gli elementi della tormentata poetica del compositore, l'ultima sconfitta di un uomo debole e provato dalla vita che sa raggiungere vertici di emotività e afflato lirico non comuni e trascinanti, che ancora oggi commuovono ogni pubblico. Abbinare questo ascolto ai quadri di Vrubel' può costituire un esperienza singolare di sincretismo artistico, di identità di vedute e di medesime finalità poetiche, paradossalmente inconsapevoli l'una dell'altra.